Francoforte (TMNews) - Dimenticare la crisi dell'editoria, forse, si può. Per esempio addentrandosi nei padiglioni internazionali della Buchmesse di Francoforte: sempre più ci si imbatte in grandi stand di Paesi emergenti come la Turchia oppure nella animatissima zona dedicata agli editori cinesi, dove il fermento è evidente. A dare la misura, e la speranza in un certo senso, di quanto sia vivo il settore contribuiscono in modo evidente gli enormi stand dei big dell'editoria anglosassone, come Penguin, dove tutti i tavoli sono occupati da editor in trattativa, oppure da Random House, dove si respira l'aria raffinata di New York. In questo scenario anche l'Italia prova a fare la sua parte, come spiega l'amministratore delegato di Rcs Libri Laura Donnini. "Gli autori italiani - ci ha spiegato - sono sempre più apprezzati all'estero, diminuisce anzi il numero degli autori stranieri tradotti in Italia".A ben guardare poi, si scopre che alcune case editrici nostrane, come la De Agostini, hanno scelto di collocare il proprio stand accanto agli editori di lingua inglese, mettendosi così nel cuore del movimento. "Tutto quello che chiamiamo Made in Italy - ha aggiunto Donnini - sembra essere molto interessante per l'estero, più di quanto non fosse in passato".Con la speranza che il fermento colto alla Buchmesse possa coinvolgere sempre di più anche il sistema editoriale del nostro Paese.