Milano (TMNews) - E' la negazione o, se preferite, l'assenza il filo rosso della piccola e magnetica mostra dedicata in Triennale a Milano all'artista modenese Franco Guerzoni e al suo rapporto con il grande fotografo Luigi Ghirri, colui che forse più di chiunque altro ha creato il paesaggio italiano contemporaneo."Nessun luogo. Da nessuna parte", curata da Davide Ferri, è più un'esperienza che una vera e propria esposizione, un dialogo in molti casi senza sbocco, ma che fonda la propria bellezza proprio sull'immaginare un rapporto più diretto tra le fotografie di Ghirri e i quadri o le installazioni di Guerzoni, rispetto a quello che poi è dato realmente vedere. Come se le opere di entrambi, che riescono comunque a riempire di emozione lo spazio pur in un senso di vuoto che è in qualche modo strutturale, si formassero per influenza indiretta, grazie al ricordo dei comuni "viaggi randagi" nella campagna modenese a cavallo tra gli anni Sessanta e Settanta.E' uno specchio nel quale sia Guerzoni sia Ghirri provano a riflettersi, ma che alla fine rimanda soltanto una proiezione, naturalmente arbitraria, di ciò che potrebbe essere un'idea dell'arte contemporanea. Che però, come è giusto che sia, resta concetto multiforme e inafferrabile. Felicemente disperso dietro una montagna di detriti o nelle campagne emiliane del secolo scorso.