Roma, (askanews) - Si chiama provocatoriamente "Traditori" il nuovo album di Ettore Fioravanti, storico batterista di Paolo Fresu, che si presenta con un lavoro che vuole rompere con la tradizione."La parola traditori ha la stessa radice della parola tradizione, per cui uno che rispetta la tradizione, la tradisce. La deve modificare, la deve portare verso il futuro. Quindi il fatto di essere traditori è un aspetto positivo"I musicisti hanno in testa alcune musiche - nel caso di questo disco il jazz, ma anche il rock di Lou Reed in una meravigliosa rivisitazione di "A perfect day", i Beatles con l'arcinota "I want you" e il Medioevo nel pezzo di Fioravanti "Camelot" - ma poi le "sporcano" improvvisando e iniettando vitalità, in poche parole rompendo con la tradizione, vera essenza del jazz."E' molto difficile oggi riuscire a mettere degli steccati nei generi, perché quando uno impara la musica ti dicono che Beethoven è musica classica, che Duke Ellington è jazz, che Jimmy Hendrix è rock, ma in realtà quando fai musica trovi che tutto questo melange ti gira dentro e alla fine non ti fai più problemi anche di etica musicale a fare un pezzo dei Beatles, piuttosto che uno di Monteverdi"."Quindi Lou Reed è un traditore, o meglio è un traditore che ama essere tradito e quindi secondo me può apprezzare il fatto che noi facciamo la musica tradendo l'espressione originale del brano".Da 40 anni Fioravanti collabora e incide con i big del jazz (da Khenny Weehler a Steve Lacy), e suona da 30 nel quintetto di Paolo Fresu. Guai però a chiamarlo traditore. "Io sono un po' contradditorio da questo punto di vista, perché io sono fondamentalemente una persona fedele".