Roma (TMNews) - Il ritorno alla vita di una ragazza ungherese sopravvissuta ai campi di concentramento e il suo desiderio di raccontare, mentre anche gli altri ebrei vogliono dimenticare. E' questa la storia raccontata da Roberto Faenza in "Anita B.", tratto dal romanzo di Edith Bruck "Quante stella c'è nel cielo". "Intanto mi piaceva l'idea di riempire un vuoto, perché il cinema ha trattato poco o quasi mai il dopo.... soprattutto quei ragazzini pochi ragazzini che sono riusciti a venire fuori vivi dai campi. Il film è proprio questo: il conflitto tra chi ha l'esigenza di ricordare e chi ha l'esigenza di dimenticare. La forza secondo me di questo film è che questo carico di dolore si trasforma in gioia".La pellicola, con un cast internazionale tra cui Eline Powell e Robert Sheehan, tratteggia la vita di un'adolescente originaria dell'Ungheria che fatica a ritrovare una strada in Cecoslovacchia. E oggi in quei Paesi la destra xenofoba è tornata forte."La realtà è che nei periodi di grande crisi economica chi paga sono le minoranze: si cerca sempre il capro espiatorio, e il capro espiatorio sono le minoranze. Quindi in Ungheria se la prendono con gli ebrei, in Francia il comico che vuole fare la commedia negazionista viene incoraggiato dall'estrema destra, ma non è una novità. Noi soffriamo di altre colpe, ma sotto questo profilo stiamo meglio noi".