Bologna, (askanews) - Piombo e oro; macchine, sudore e grasso a un estremo, e all'altro seta, luci e champagne: i frammenti di realtà quotidiana colti dalla macchina fotografica di Jakob Tuggener vengono proposti al Mast di Bologna -dal 27 gennaio al 17 aprile 2016- in due mostre in contrapposizione dialettica.Ritrattista di contrasti estremi, Tuggener (nato nel 1904 e morto nel 1988) è considerato uno dei dieci fotografi industriali di maggior spicco mai esistiti, che ha raccontato il lavoro e la fabbrica con una grande sensibilità umana, poetica.Allo stesso modo -e nello stesso arco di tempo tra il 1934 e i primi anni Cinquanta- ha frequentato, ospite inosservato, i balli e le occasioni mondane dell'alta società per raccontarla in una serie di immagini emotive e dall'impostazione quasi cinematografica, sottesa a tutta la sua produzione artistica.Le due mostre danno conto di questi due filoni della sua attività artistica. Urs Stahel, direttore della fotogallery del Mast e co-curatore degli allestimenti: "Non è il classico fotografo documentarista. Non vuole solo raccontare la realtà oggettiva, ma usa la realtà per realizzare dei fantastici e potenti ritratti. E usa il bianco e nero o anche la seta e il metallo per creare i forti contrasti che ama".Gli estermi come concezione di vita, dunque. Seta e macchine: Tuggener li riteneva di egual valore artistico e rifiutava di essere classificato come un critico della società che contrapponeva due mondi antitetici. "Non è, la sua, una critica chiara e diretta al mondo dell'industria. Anzi, lui ama l'industria. - spiega Stahel - Non l'ama più quando diventa industria di guerra. Ma non la critica in quanto industria, la mostra come parte della nostra vita".Le note critiche emergono dalle immagini soprattutto quando vengono lette in sequenza o nei giochi di contrappunto che lo stesso Tuggener predisponeva nell'impaginazione delle foto nei suoi libri-raccolta.Al Mast, l'allestimento delle immagini non rende sempre evidente questo intento critico.Tuttavia le foto mantengono intatta -in contrasto alla retorica della "potenza" industriale- la prevalenza della fatica umana. Quasi da sentirne l'odore.