Torino (TMNews) - L'ottimismo del Candide di Voltaire di fronte alle tragedie e alle violenze era smaccatamente miope, ma avere abbandonato la ricerca del bene, accontentandosi di un più modesto male minore, è oggi uno dei mali dell'Occidente. Almeno secondo l'architettto e intellettuale israeliano Eyal Weizman, che al Salone del Libro di Torino ha presentato il suo libro "Il minore dei mali possibili", edito da Nottetempo. "Il libro - ci ha detto - si pone questa domanda fondamentale: come è possibile che così tanto male nel mondo oggi sia chiamato il minore dei mali possibili".Weizman, docente a Londra, cita i casi delle torture a Guantanamo e della pressione israeliana intorno a Gaza e lancia un'accusa all'Occidente. "Tutto quello che facciamo - ha aggiunto - prospetta sempre un altro male peggiore, in modo da poter dire che quello che mettiamo in atto non è così grave e ci evita il male peggiore. Io credo che la teoria del male minore sia il modo in cui il male si manifesta oggi".Al centro del saggio di Weizman, documentato e toccante, anche il ragionamento sulla volontaria deformazione del linguaggio e la teoria delle rovine. Ma la speranza è che si possa presto tornare a parlare anche del bene che si può fare."Abbiamo dimenticato - ha concluso - di batterci per la giustizia, per l'uguaglianza, per la condivisione di un solo Stato. Non dobbiamo limitarci a protestare e denunciare l'occupazione, ma dobbiamo progettare qualcosa per il futuro. Questo credo sia davvero il compito della sinistra oggi". Un compito tutt'altro che facile, ma che se ne cominci a parlare è già un passo avanti.