Roma, (askanews) - Sotto l'arco delle case moderne, il cerchio dell'antica Ercolano. Gli scavi di questa città distrutta dal Vesuvio nel 79 dopo Cristo sono molto più piccoli di quelli di Pompei. Ma anche qui i turisti arrivano a frotte, e nonostante le scarse risorse il sito è un modello di organizzazione.Numeri in crescita spiega la direttrice degli scavi Maria Paola Guidobaldi: "Negli ultimi anni ci sono stati notevoli incrementi, per esempio nel 2014 382mila. Quindi 80mila di più rispetto agli ultimi due tre anni quando eravamo assestati sui 300, 310mila."Si cammina per Ercolano nella città di duemila anni fa. Ci sono le botteghe che nei grandi orci vendevano olive e vino; le tante case ancora affrescate e ancora in piedi, qualche suppellettile in marmo, i tramezzi, i pavimenti in mosaico. Gli scavi cominciarono nel 1738, dieci anni prima di quelli di Pompei. Ma ad oggi gran parte della città antica è ancora sotto terra.Spiega Guidobaldi: "Quello che è in luce è circa un quarto o un quinto della superficie complessiva. Abbiamo quattro o cinque ettari di città scavati a cielo aperto su un totale di circa 20 ettari ed è tutto al di sotto della città moderna di Ercolano sul fronte settentrionale, in direzione del Vesuvio".Uno dei successi di Ercolano: da oltre dieci anni si lavora in collaborazione con il privato. Con David Packard, presidente del Packard Humanities Institute, fondazione no profit che fornisce anche archeologi, architetti, topografi, che affiancano i funzionari italiani. Finora ha versato quasi 20 milioni per la conservazione del sito. Ma i problemi sono tanti. I custodi sempre sotto organico, i dettagli che fanno un sito archeologico: guide, oggetti ricordo, rinfreschi, pulizia, servizi, fra tanta burocrazia. Spiega Guidobaldi: "Ci sono tantissime cose che possono essere ancora studiate. Siamo in una fase di assestamento della fruibilità a livello di conservazione. Poi c'è il problema della carenza del personale di vigilanza, è logico che è anche difficile fare delle migliorie... però possiamo fare ancora tante cose dal punto di vista della comunicazione, non c'è dubbio".