Milano (askanews) - La letteratura come come via maestra per arrivare a una possibilità di verità. Enrique Vila-Matas, scrittore spagnolo che da anni si muove sul confine tagliente tra il romanzo, la riflessione sui libri e l'autobiografia, ribadisca la sua fiducia nella scrittura, che si pone come alternativa alle narrazioni ufficiali. Lo abbiamo incontrato in Hangar Bicocca a Milano, dove ha tenuto anche un incontro pubblico sul suo ultimo libro, "Kassel non invita alla logica", edito da Feltrinelli."La finzione letteraria è un grande strumento - ci ha detto - per poter dare una interpretazione diversa rispetto al discorso ufficiale, sia esso il discorso familiare, economico, religioso, televisivo... Attraverso la finzione si può dire qualcosa di altro, un discorso diverso che si avvicina più degli altri alla verità".Una verità che Vila-Matas, autore di libri memorabili su altri scrittori come "Bartleby e compagnia" o come il magnetico "Dublinesque" nel quale compaiono Joyce e Beckett, sa essere sempre relativa e alla quale si giunge in modi spesso non prevedibili. "Quando guardo alla storia della letteratura universale - ha aggiunto Vila-Matas - vedo che gli autori che erano immersi fino al collo nella finzione, come Kafka per esempio, sono quelli che si sono avvicinati molto di più alla verità rispetto ad autori che sono considerati realisti".Al centro del libro su Kassel e la sua leggendaria mostra Documenta il tentativo, costruito con la consueta maestria letteraria che spiazza di continuo il lettore, di dare una risposta, ovviamente impossibile, alle domande sollevate dall'arte contemporanea. Ma anche qui, come insegna Montaigne, Vila-Matas non cede alla tentazione della seppur rassicurante semplificazione. "In un solo giorno - ha concluso lo scrittore - possiamo ammirare un'opera d'arte la mattina e poi rivederla la sera e pensare che è molto diversa da quello che ci era sembrato la mattina".E così il gioco del mondo, direbbe Julio Cortazar, continua, e con esso il tentativo inesausto della letteratura di provare a fissare un istante in modo perfetto e al tempo stesso effimero.