Roma, (askanews) - Fendi per la Fontana di Trevi, Tod's per il Colosseo, Diesel per il Ponte di Rialto a Venezia: non si può dire che le grandi aziende non si impegnino per le grandi bellezze italiane. Il connubio tra pubblico e privato per sostenere il patrimonio culturale italiano però non è sempre facile. E' stato questo uno dei temi chiave degli Stati Generali della Cultura, che si sono svolti a Roma, con la partecipazione del ministro per i Beni e le attività culturali Dario Franceschini, sempre più paragonato a un ministro dello Sviluppo economico."Abbiamo fatto questa operazione dei 20 più grandi musei statali italiani autonomi, con direttori chiamati con una selezione che ha chiamato grandi professionalità anche da altri paesi. Io vorrei che ogni grande impresa italiana adottasse un grande museo o diventasse il main partner di un grande museo".Ha fatto eco a Franceschini l'amministratore delegato di Tod's, Diego della Valle, tra gli ospiti di punta dell'evento organizzato dal Sole 24 ore, in collaborazione con Fondazione Roma Arte-Musei:"Il presidente dell'Eni dovrebbe essere chiamato e bisognerebbe dirgli: voi vi occupate di restaurare Pompei, poi chiamate Finmeccanica fa la Reggia di Caserta, poi l'Enel fa un'altra cosa, poi ci si siede con gli imprenditori privati e secondo me ne troveremmo tanti disponibili e gli si comincia a dire: 'Tu sei molto importante a Parma bisogna fare questa cosa qua...".Chi invece ha perso la fiducia nel connubio pubblico-privato, dopo alcune esperienze negative avute negli ultimi anni, è il presidente della Fondazione Roma Emmanuele Emanuele, almeno per il momento. Colpa di burocrati e della visione obsoleta della gestione del patrimonio collettivo:"Ma di quale collaborazione vogliamo parlare tra pubblico e privato? Vogliamo veramente sognare in questo paese, ancora? Io non ci credo più", ha attaccato dal palco dell'Auditorium della Conciliazione a Roma. Rivolgendosi al direttore del Sole 24 ore, Roberto Napoletano, ha poi detto: "Se lo slogan è ancora questo (Investire per una nuova cultura, ndr), io non ci sarò più, io credo al privato-privato".