Milano (askanews) - Emmanuel Carrère è uno dei grandi della letteratura contemporanea, tanto da avere creato, con libri come "L'avversario", "Limonov" e ora "Il Regno" una sorta di genere letterario a se stante. Nel quale lo scrittore francese indaga personaggi reali o storici, parlando però molto anche di se stesso. "Per prima cosa - ci ha detto in un incontro a Milano - io cerco di essere più sincero che posso, ma la sincerità non è abbastanza. Puoi mentire anche essendo sincero".Il punto, in molti dei libri di Carrère, che non sono romanzi nel senso classico del termine, ma sono senza dubbio grandi opere letterarie, è proprio il personaggio che dice "io" e si chiama Emmanuel Carrère. Gli abbiamo chiesto quanto di lui, come persona reale, c'è nel personaggio letterario che nei libri porta il suo nome. "Quello che tento di fare - ci ha risposto - è sia il ritratto della protagonista della storia, sia un autoritratto. Io ho bisogno di fare il ritratto di qualcun altro per arrivare a fare il mio autoritratto. E ho bisogno di fare un autoritratto per poter creare qualcun altro. C'è questo tipo di interazione. Lo so che non ho risposto alla domanda, ma perché in realtà non sono in grado di rispondere".In fondo Milan Kundera ha scritto che il dubbio è la cifra stessa della letteratura. Nel caso di Carrére, che con "Il Regno" ha scritto un libro sui primi cristiani e sulla sua personale parentesi di intensa conversione religiosa, con una esplicita indagine sulla Verità con la V maiuscola, questo intreccio tra la necessità e, al tempo stesso, la (quasi) impossibilità del dubbio diventa oltremodo affascinante.