Parigi (askanews) - A un anno dalla dichiarazione ufficiale da parte dell'Organizzazione mondiale della Sanità sull'epidemia di Ebola, il bilancio attuale parla di oltre 10.000 morti e 25.000 casi di contagio, concentrati soprattutto in Guinea, Liberia e Sierra Leone. Ma ora "Medici senza frontiere" denuncia la gestione dell'epidemia, accusando l'Oms di aver ignorato gli appelli a intervenire con decisione e di essersi attivata in ritardo contro l'emergenza."Quando ci si ammala, consiglia una sopravvissuta all'epidemia alla luce della sua drammatica esperienza, bisogna correre subito all'ospedale. È la sola maniera per farcela. Se avessi seguito il consiglio di mia madre, non ci sarei andata e oggi sarei morta".Il primo decesso a causa dell'Ebola venne segnalato nel dicembre 2013 in Guinea. Tre mesi dopo, nel marzo, l'Oms denunciò la diffusione dell'epidemia ma solo l'8 agosto, quando erano già morte più un migliaio di persone, dichiarò l'emergenza mondiale, sollecitando una risposta internazionale coordinata.Schierata in prima linea con oltre 1.300 volontari internazionali e 4.000 operatori locali, "Medici senza frontiere" ha descritto l'orrore che si è trovata a fronteggiare nei primi mesi, quando era sola a fronteggiare la crisi.Oggi la sensibilità della popolazione si rivela la prima linea difensiva contro l'Ebola spiega Mary Sesay, volontaria di Oxfam."Adesso appena una persona segnala sintomi sospetti veniamo avvisati e accompagnamo all'ospedale il malato. I pazienti non vengono più nascosti dalle famiglie perché è cresciuta la fiducia nei centri di trattamento sanitario".(Immagini Afp)