Milano (askanews) - Un titolo duro "Dio odia le donne", una copertina che è un pugno nello stomaco. La giornalista Giuliana Sgrena, storica inviata de "Il Manifesto", studia il rapporto tra le tre principali religioni monoteiste (cristianesimo, ebraismo, islam) e la discriminazione della donna partendo dai testi sacri per arrivare ai nostri giorni.

"C'è un problema tra la religione e la donna. Tutte le religioni sono dominate dai maschi e le donne sono considerate un oggetto. Io mi sono limitata alle religioni monoteiste perchè dovevo restringere il campo altrimenti avrei dovuto fare una enciclopedia. Ci sono incursioni nel mio libro anche in altre religioni, per esempio, in quella hindù, ma dovendo ridurre il campo ho scelto queste tre religioni perchè hanno moltissimi punti in comune oltre al fatto che tutte reprimono le donne".

Il patriarcato esisteva prima delle religioni, e quindi ne ha determinato e influenzato la visione. I tre credo monoteistici ad esempio concordano sul fatto che Eva sia stata creata per obbedire.

"E' stata creata secondo le religioni monoteiste dalla costola di Adamo, e quindi non creata in quanto essere autonomo, ma come pezzo dell'uomo e questo crea la sottomissione e la dominazione. Poi c'è stata la tentazione di Eva col frutto proibito e questo ha causato l'impurità permanente della donna attraverso le mestruazioni, e sono proprio queste a rendere impura la donna e la limitano in tutte le sue possibilità di espressione e anche nella possibilità al potere nelle gerarchie ecclesiastiche".

Da atea nel libro spiega dunque perché sono gli uomini che parlano in nome di Dio ad odiare le donne, ma una via di uscita c'è seppur difficile.

"D'altra parte io considero che solo una società laica possa rispettare le donne, perché in una società dove la religione ha un posto molto importante, quindi quasi una teocrazia, la donna non avrà mai la possibilità di affermare i propri diritti".