Milano (Askanews) - La giornalista e conduttrice televisiva Ilaria D'Amico ha intervistato a Milano, nell'ambito della seconda edizione dell'American express insights network, lo scenografo premio Oscar Dante Ferretti, chiedendogli la sua visione del concetto di "personalizzazione", argomento al centro del forum."Io facevo una cosa - ha risposto Ferretti - cercavo di vivere il periodo. Un film ambientato nel 1500 o nel 1300, nel 1800, come l'attore nell'Actors studio si immedesima nel personaggio, io mi immedesimavo nell'architetto dell'epoca, per cui potevo fare degli errori. Noi siamo pieni di cose stupende ma anche pieni di errori, basta vedere Roma e vedi da quelli che sono i ruderi a quello che è venuto fuori dopo, è cambiato tutto quanto, e questo vale per tutta l'Italia. E allora io ho voluto fare sempre degli errori perché l'errore faceva diventare tutto vero, perché quando copi perfettamente una cosa, sembra finta. Io l'ho sempre pensata così, e l'ho fatto con tutti i registi: ho fatto 9 film con Scorsese, con Terry Gilliam, ho fatto "Il nome della rosa", "Il Barone di Munchausen", "The Aviator", "Sweeney Todd" di Tim Burton, "Hugo Cabret" e anche "Cinderella", che non è venuto male".