Roma, (askanews) - I graffiti sono arte o vandalismo? Vanno preservati a tutti i costi o lasciati al loro destino e nel caso anche distrutti? Sono interrogativi che esperti e critici d'arte si pongono da almeno mezzo secolo e la mostra "Street Art. Bansky & Co.", inaugurata a Palazzo Pepoli a Bologna (visitabile fino al 26 giugno), ha riacceso con forza il dibattito.Luca Ciancabilla, uno dei curatori, spiega: "Abbiamo cercato di costruire un percorso non cronologico. La street art, la urban art, il mondo dei grafici e quello dei writing compiono ormai 50 anni, da quando gli artisti e coloro che amano questo tipo di espressione e di anima artistica cominciano ad esporre e a mostrarsi all interno del nostro tessuto urbano europeo e inizialmente americano e newyorkese".Il visitatore viene accolto dallo spray sui muri di Banksy, Ericailcane e Drouet e dai loro topi, alter ego dei writers che scappano. Poco più in là si imbatte nei personaggi gialli dei due gemelli brasiliani Os Gemeos. E nell'ingresso la grande parete in cemento dipinta a vernice a tempera dall artista di Senigallia Blu su un fianco degli uffici delle ex officine Casaralta a Bologna, salvata dalla demolizione.Nella mostra sono presenti oltre trecento pezzi e non tutti sono stati prelevati dalla strada. Ciancabilla: "Ovviamente la street art ha due anime: una in strada e una che dialoga già da parecchi decenni con il mercato collezionistico e anche molte delle opere che provengono dalla strada hanno avuto un passaggio collezionistico".L'inaugurazione della mostra - prodotta e organizzata dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Bologna e Genus Bononiae - è stata accompagnata dalle polemiche dopo la decisione di Blu di cancellare alcuni dei suoi disegni con l'aiuto di attivisti di centri sociali al motto "A Bologna Blu non ci sarà più finché i magnati magneranno". Un gesto già compiuto dall'artista nel 2015 a Berlino. Per evitare disordini l'esposizione nel capoluogo emiliano è stata presidiata dalle forze dell'ordine.