Milano (askanews) - L'Expo rappresenta per Milano un momento di apertura al mondo che, in ambito culturale, si declina e si declinerà anche attraverso una serie di mostre dedicate alle collezioni di grandi musei di tutto il mondo. Con l'esposizione "Da Raffaello a Schiele", a Palazzo reale arrivano le opere del Museo di Belle Arti di Budapest. Curata da Stefano Zuffi, la mostra si snoda in un percorso cronologico che parte dal Rinascimento italiano, superbamente rappresentato dalla Madonna Esterhazy di Raffaello, che i milanesi avevano già potuto ammirare a Palazzo Marino, ma anche da uno studio di testa di Leonardo Da Vinci che rinnova il mistero del grande genio multidisciplinare. Affascinanti anche le sale in cui campeggia la Cena in Emmaus del Tintoretto, ma a colpire è probabilmente di più il talento di El Greco, che illumina con la sua Maddalena penitente.La pittura europea del Cinquecento è ben rappresentata da Durer, con un ritratto di giovane, ma anche da una potente Crocifissione di Altdorfer. Poco più in là arriva un Velasquez, che però ancora cercava la propria vena personale, e un drammatico dipinto di una ispirata Artemisia Gentileschi su Giaele e Sisara.La mostra, nel suo allestimento elegantemente ovattato, prosegue con altri maestri della pittura classica, ma allo spettatore il cuore torna a battere più forte davanti al memorabile San Giacomo vittorioso del Tiepolo, forse il pezzo più emozionante dell'intera esposizione, accanto al quale fa bella mostra di sé una scultura molto particolare, lo Sbadiglio di Franz Messerschmidt. Le ultime sale hanno ancora grandi nomi - Boecklin, Cezanne, Van Gogh, Manet - ma, come fa il titolo, è giusto concludere guardando le Due donne che si abbracciano di Egon Schiele, l'artista del turbamento che ha saputo dare una forma a una inquietudine che sarebbe poi diventata la nostra. Il moderno è arrivato, ed il percorso di questa esposizione, che sarà aperta al pubblico fino al 7 febbraio 2016, è coerente che si fermi qui.