Roma (TMNews) - Dopo il Leone d'oro alla Mostra di Venezia arriva al cinema "Sacro Gra" di Gianfranco Rosi, il documentario a cui il regista si è dedicato per tre anni, girando con un minivan il Grande Raccordo anulare di Roma alla scoperta di storie e personaggi altrimenti invisibili, luoghi sconosciuti, "frammenti di vita" e scorci di umanità come li ha definiti lui stesso nella conferenza stampa proprio lungo il Gra, sul Tevere, presso il barcone di Cesare l'anguillaro, uno dei suoi protagonisti, insieme al cast e con sullo sfondo il frastuono delle auto sul grande anello stradale."L'idea iniziale era non avere una trama - ha detto Rosi - non dare un passato né un futuro ai personaggi, forse un'idea di futuro possibile, ma dare frammenti di vita colti in un attimo, che poi è durato anni e anni".Tutte storie vere, mondi diversi, come quello del barelliere Roberto che di notte lavora sulle ambulanze, del palmologo Francesco ossessionato dal punteruolo rosso, di Cesare l'anguillaro che vive e pesca sotto un cavalcavia, e non ha ancora visto il film: "No perché la mattina io esco alle 5, vado a pescare, torno alle 10". "Io il Tevere ce l'ho dentro il sangue, non ho il sangue, ma l'acqua del Tevere, è dal '47 che sto qui".Cinema reale che è valso a Rosi un Leone d'oro inaspettato:"Totalmente inaspettato, una grande emozione legata alla sorpresa. Mai e poi mai avrei pensato di vincere un premio così".