Roma, (askanews) - "Credo che sia un lavoro militante, nell'accezione anche un po' distorta che può avere questo termine. Però sì, se qualcuno mi dice: è un film schierato.... Sì è schierato".Parla subito chiaro Daniele Gaglianone, il regista di "Qui", il documentario che ha portato al Torino Film Festival la protesta No Tav nelle sale dal 27 novembre.Il regista racconta l'opposizione al cantiere per la Torino-Lione in Val di Susa attraverso vari personaggi, come Gabriella Tittonel dell'ala cattolica dei No Tav, Aurelio Lo Previte, di Radio Blackout, emittente dell'area antagonista di Torino, Nilo Durbiano, il sindaco di Venaus, teatro nel 2005 di un duro scontro tra valsusini e forze dell'ordine.La tesi di fondo è che in Val di Susa sia mancata la politica, non quella dei partiti e degli slogan, ma quella del dialogo col territorio. In Valsusa, ha detto il regista, in 25 anni non si è riusciti a risolvere questa situazione, un po' per incapacità e un po' per cattiva volontà, in un modo diverso dallo scontro. E sui quattro militanti in carcere con l'accusa di terrorismo, ha osservato:"Mi sembra un po' grottesco formulare un'accusa di terrorismo per aver arrecato un danno d'immagine all'Italia"."Se io penso all'Italia e a tutta la gente che arreca danno d'immagine, se il metro di misura è questo non so cosa bisognerebbe pensare di alcuni personaggi che ancora oggi regolano le nostre vite".