Roma, (askanews) - A 70 anni dall'uscita di Roma Città Aperta (approdò nelle sale il 24 settembre del 1945) un libro della giornalista Simonetta Ramogida racconta storie ed aneddoti da quel magico set attraverso gli occhi del piccolo Marcello, il figlio della Magnani nel film, che nella vita reale risponde al nome di Vito Annicchiarico. Che sensazioni sono rimaste dentro da quell'esperienza?"E' rimasto il periodo - dice Annicchiarico -. Era difficile, eravamo morti di fame, per me quel set era la ricchezza, il poter mangiare 2 o 3 volte al giorno. Sono sensazioni che vivo ancora oggi".Che mondo era quello di quel cinema italiano d'autore che divenne vincente, con star come Anna Magnani o Aldo Fabrizi?"Ero un bambino ma poi negli anni ho rielaborato quella esperienza. La Magnani, Fabrizi, erano tutti grandi attori. Hanno rivoluzionato il cinema", prosegue Annichiarico.Ovviamente non mancano gli aneddoti: "Il momento più intenso - dice ancora Annichiarico - è stato l'uccisione della Magnani. La scena è stata ripetuta 2 volte, perchè dopo la prima sono scoppiato in un pianto irrefrenabile, non volevo più girare. Poi mi hanno convinto, e abbiamo girato di nuovo ma con alcune condizioni, una era quella di riempire di stracci gli stivali dei soldati tedeschi, perchè potessi tirare loro dei calci così come li sentivo dentro, con vera rabbia. Non li sopportavo proprio i tedeschi".Questa è una delle scene più belle della storia del cinema. Come è nata?"Forse faceva riferimento all'episodio dell'uccisione della signora Gullace, ma a farla grande questa scena sono stati gli attori ed i loro movimenti".Il libro è Roma Città Aperta, di Simonetta Ramogida. Grazie a Vito Annicchiarico per il suo racconto.