Milano (askanews) - Un ragionamento sulla violenza e sulla complessità del reale che genera poi letteratura. Massimo Carlotto, una delle più importanti firme italiane del noir, parte da un crimine terribile come quello delle rapine in villa per innescare il suo ultimo romanzo, "Per tutto l'oro del mondo", pubblicato da edizioni e/o. Lo abbiamo incontrato a Milano."Nel noir - ci ha detto - la violenza va raccontata, nel senso che ha senso raccontarla se si distingue in maniera precisa e corretta la differenza tra vittima e carnefici. Questa differenza deve essere sempre ben chiara per poter scrivere di violenza nei romanzi noir, perché la violenza è un meccanismo con un numero impressionante di effetti collaterali".Nel romanzo torna anche il più noto personaggio di Carlotto, quel Marco Buratti conosciuto come l'Alligatore. Ma accanto alle figure prettamente di fiction, a sostenere la storia concorrono molti elementi che hanno una fortissima aderenza all'attualità."Per esempio in questo romanzo - ha aggiunto lo scrittore padovano - io sono partito da un effetto collaterale del problema, cioè dalla pancia del Veneto: che cosa pensa l'opinione pubblica degli episodi di violenza come le rapine nelle ville, o degli episodi di autodifesa dei cittadini".Proprio le rapine in villa, che già sono state oggetto di grandi pagine di cinema, testimoniate per esempio da film di Kubrick o Haneke, sono un luogo di confine dove la cronaca sconfina spesso nella follia. "E' un reato, un crimine - ha proseguito Carlotto - in qualche modo unico, e la storia di questo crimine è proprio improntata sulla violenza, ma anche un livello insensato di violenza".Dal mix tra questa violenza insensata, ma purtroppo reale, tra le pulsioni più profonde di un territorio e il talento narrativo di Carlotto quello che deriva è, oltre che un noir di grande impatto, anche un messaggio di convinto ottimismo per il futuro del genere romanzesco "Io credo - ha concluso lo scrittore - che il romanzo sia assolutamente in buona salute da questo punto di vista".