Mantova (askanews) - Un modo diverso di guardare alle immagini, attraverso una cornice che è tanto storica quanto politica. Di questo parla "Paura reverenza terrore", l'ultimo libro del professor Carlo Ginzburg, che inaugura la collana Imago dell'editore Adelphi. Lo abbiamo incontrato a Mantova in occasione di Festivaletteratura, e ci ha parlato del suo approccio all'argomento."Io credo - ha detto - che sia utile non partire da una definizione di immagine, ma partire dall'esperienza che tutti abbiamo di immagini e questa esperienza implica come una svalutazione dell'immagine".Una svalutazione che, secondo lo storico, è figlia della sovrabbondanza di immagini che ci vengono proposte, nonché della rapidità con la quale siamo spesso portati a considerarle. "Quello che ho cercato di proporre in questo libro - ha aggiunto Ginzburg - è l'idea di guardare lentamente le immagini. Quelle che considero sono immagini particolarmente dense, dense di significato, però l'idea è di instaurare un passo diverso".I cinque saggi o, come preferisce chiamarli Ginzburg, "esperimenti", si muovono sul terreno molto affascinante dell'iconografia politica e prendono in considerazione, per esempio, un dipinto come "La morte di Marat" di Jacques-Louis David oppure il frontespizio di quel capolavoro della filosofia, ma anche della morale, che è il "Leviatano" di Thomas Hobbes. "Il terrore - ha concluso il professor Ginzburg - si nutre della reverenza e inversamente. E questa ambivalenza profonda, che è l'ambivalenza del potere... Anche di quello che sta dietro il fenomeno che chiamiamo secolarizzazione".Secondo Ginzburg è necessario, per una comprensione reale di quanto vediamo, recuperare lo spessore storico delle immagini che in alcuni casi, e vale anche per l'arte moderna rappresentata dal "Guernica" di Pablo Picasso, si rivela essere millenario. E di fronte ai millenni serve certamente un po' di lentezza.