Roma (askanews) - Ai remi il gusto della sfida. Romano Battisti, medaglia d'argento nel due di coppia alla Olimpiadi di Londra 2012, ha trovato nella sfida agli ostacoli che oppone la vita, la chiave del proprio percorso di successo sportivo nell'Italia della grande crisi economica.Prima di tutto un atto d'umiltà: "Ancora non mi sento di definirmi un atleta d'altissimo livello perché mi alleno ancora con compagni che le Olimpiadi le hanno vinte. Piazzandomi secondo, mi sento sempre un gradino più in basso. Ma se sono arrivato dove sono è perché ho sempre incontrato persone che mi mettevano un ostacolo davanti, che mi dicevano che era difficile, che non ce l'avrei mai fatta. Ho sempre vissuto questo come un consiglio, come un modo per vedere qual era il mio limite e capire se era come dicevo io o come dicevano loro. Questo mi ha aiutato a crescere, a formarmi un carattere un po' duro, che non mi fa abbandonare mai se la prima remata viene un po' storta".Una forza d'animo che Battisti, atleta della Fiamme Gialle, pare aver assorbito in primo luogo dalla famiglia. "La mia storia sportiva nasce nella mia famiglia, da mio padre in particolare che mi ha trasmesso tutti i valori dello sport. Sin da quando avevo 10 anni mi ha sempre spinto a fare tutti gli sport. M'ero appassionato al ciclismo e lui mi seguiva in tutti gli allenamenti. Poi ho scoperto il canottaggio e ho capito che era la mia grande passione e mi sono buttato".Quanto al futuro Battisti ha molto i piedi per terra: "Nella vita devi fare quello che sai fare. Io ho investito tutto il mio tempo nello sport e se posso aiutare un ragazzo a realizzare il sogno voglio farlo volentieri: mi piacerebbe lavorare nell'ambiente sportivo. Vedremo, aspettiamo che finisca la mia carriera sportiva".