Milano (askanews) - Per ricordare l'86esimo compleanno delo scrittore americano Philip K. Dick, morto troppo giovane 32 anni fa, ripubblichiamo la videorecensione del saggio del 2011 "Crazy Friend" di Jonathan Lethem, un autore profondamente legato a Dick e in qulache modo suo erede e superatore.C'è uno specchio, da qualche parte nel vasto e variegato spazio-tempo della fantascienza, dietro il quale il fantasma di Jorge Luis Borges si diverte a immaginare altri mondi e altri scrittori. Un luogo mentale dove vive, per esempio, Kilgore Trout, il romanziere-homeless creato dalla penna di Kurt Vonnegut e dove si colloca anche l'ultimo libro del bravissimo Jonathan Lethem, dedicato proprio a uno di quegli scrittori che hanno camminato a piedi nudi sul confine tagliente tra la visione e la disperazione: Philip K. Dick. "Crazy Friend", edito da Minimum Fax, è uno strano libro, fatto di saggi e racconti, spesso ripetitivo, ma che alla fine diventa una commovente testimonianza di devozione a un autore e anche una sorta di autobiografia indiretta di Lethem, che nello specchio del grande paranoico Dick non può non vedere se stesso. Un'opera che analizza i tanti aspetti della produzione di Dick, autore capace in qualche modo di anticipare l'immaginario collettivo."Dick - spiega Lethem in questa intervista - aveva una particolare vitalità e curiosità per la cultura popolare, che si riflette nelle sue opere. La passione per la cultura giovanile, per le droghe, la brillante appropriazione delle libere associazione dell'universo commerciale e della satira". Lethem poi parla anche di "Blade Runner", il film cult tratto dal romanzo di Dick. "E' davvero un grande film, e rispecchia un profondo legame con il romanzo".Una volta chiuso "Crazy Friend", si resta con la sensazione di aver perso un poco la bussola e di non capire più se si sta leggendo il libro dello scrittore di Brooklyn sul suo mentore oppure una visione dickiana sul futuro discepolo di un autore misconosciuto. E tutto questo, dobbiamo dirlo, è perfetto.