Milano (askanews) - "Le storie hanno bisogno di buio e luce, di agitazione. Ma questo non significa che il regista debba provare dolore per mostrare sofferenza. Le storie dovrebbero soffrire, non le persone". Parola di David Lynch, il regista icona che compie 70 anni, il 20 gennaio, e a cui sono bastati un pugno di film, 10 lungometraggi in tutto, per diventare una leggenda del cinema.Nella sua lunghissima carriera in realtà Lynch si è misurato con tutte le forme d'arte, il cinema in tutti i suoi aspetti (è stato anche attore) la fotografia, la musica (ha diversi dischi all'attivo), la pittura. Dai set cinematografici manca invece dal 2006, anno di uscita di "Inland Empire", il suo ultimo lungometraggio. Punto di arrivo di una cinematografia che ha sempre giocato col significato, usando tutto il potere della macchina da presa per raccontare più con le immagini che con le parole, non sufficienti secondo il regista. A partire dall'esordio "Eraserhead", fino ai suoi film più famosi "Strade perdute", "Velluto blu", "Mulholland Drive", passando per "Elephant man", tutti marchiati a fuoco dalla visionaria estetica lynchiana, fatta di non detti, segni nascosti, atmosfere surreali e spesso inquietanti.I suoi 70 anni li festeggia con un grande ritorno dietro la macchina da presa il nuovo "Twin Peaks", serie cult del 1990 che rivoluzionò il genere e divenne un fenomeno senza precedenti. In milioni si chiesero "chi ha ucciso Laura Palmer".Le nuove puntate dovrebbe uscire nel 2017, pronte ad infestare i sogni delle nuove generazioni.