New York (TMNews) - Un luminare dell'avanguardia culinaria. The New Yorker celebra la cucina di Massimo Bottura, lo chef dell'Osteria Francescana di Modena. La prestigiosa rivista americana dedica un articolo - è la prima volta che accade a un italiano - allo chef modenese, dieci pagine dal titolo eloquente: Post Modena. Bottura, già tre stelle Michelin, è l'uomo che con la sua cucina moderna ha portato l'Italia sul podio dei migliori ristoranti del mondo. E ora strega anche gli americani.Jane Kramer, la columnist che firma l'appassionato articolo, è affascinata dal suo pensiero emozionale. I suoi piatti "raccontano storie" scrive. Cosa intenda è chiaro appena ne snocciola i nomi: Camuflage si ispira a una conversazione tra Picasso e Gertrude Stein; Le lingue del Mondo è nato pensando alla quarta dimensione di Lucio Fontana. O ancora Nero su Nero, ideato sulle note jazz di Monk. Bottura, dunque, diventa un esempio di italianità progressista che piace agli americani.Quello che invece non piace è l'Italia conservatrice, anche a tavola. "Il cibo italiano è legato alla tradizione. Il suo chef più famoso non lo è", scrive il New Yorker. "Sono convinti che nessuno possa cucinare meglio di quanto non abbiano sempre fatto le mamme, le nonne e le mamme delle nonne". Bottura invece ha fatto sua la tradizione modenese, superandola. E I tortellini che camminano sul brodo ne sono l'esempio. Jane Kramer glie ne rende merito. Ma non può esimersi dal rendere omaggio anche alle donne che sono dietro il successo di Bottura: mamma Luisa, "Massimo è bravissimo, ma io cucino molto meglio", la signora Lidia, e la moglie Lara Gilmore. Di lei scrive che a differenza di tutte le mogli degli chef italiani non è mai sulla porta del ristorante ad accogliere i clienti. Lei, esperta d'arte, si dedica a fare la ghost writer del marito o a curarne il libro di prossima uscita.