Roma (TMNews) - I protagonisti della tv di oggi a confronto con la tv di ieri: è successo alla Luiss, dove nell'incontro "Dove eravamo rimasti?", si sono celebrati i 60 anni della Rai. Paolo Bonolis, Milly Carlucci, Fabrizio Frizzi, hanno spiegato come, in un regime di concorrenza, sia difficile catturare l'attenzione del pubblico, e come le sfide di oggi siano ben più complesse rispetto a quelle della Rai degli albori.Paolo Bonolis:"Se c'è da mangiare una cosa sola per fame è buona per forza, quando puoi scegliere lo chef deve darsi da fare perché il proprio piatto sia prescelto in luogo degli altri".Per Bonolis oggi"Manca la contemporenizzazione, manca che la televisione è diventata non così importante come era prima per la mia generazione. Le nuove generazioni hanno vettori nuovi e su quei vettori si adoperano con grande fantasia. Rintracciare chi ha delle storie nuove è più difficile, le idee ci stanno, in realtà, bisogna avere le capacità di esporle, la capacità di trasformarle in spettacolo, e soprattutto bisogna avere la capacità di farle realizzarle a chi deve realizzarle".Milly Carlucci ha ricordato come anche i programmi di intrattenimento, negli anni Sessanta, abbiano contribuito alla crescita del Paese."Gli italiani non viaggiavano, erano poco istruiti, quindi non andavano a teatro, non leggevano e da lì hanno scoperto tutto".Oggi per battere la concorrrenza con l'intrattenimento di prima serata:"devi essere al massimo delle tue possibilità, devi riuscire a fare evento.. Ora purtroppo, come diceva Fellini, i soldi sono quelli che fanno le idee. E quindi oggi è molto difficile perché l'investimento economico è nelle singole voci molto inferiore a quello che si faceva una volta".Per Frizzi la sfida per l'audience è sempre più dura."Beh, una ricetta non c'è, diciamo che per i grandi eventi è più facile perché sei aiutato dalla grande cassa di risonanza che gli eventi portano con sé, e anche dai grandi investimenti.Per lui, che è alla vigilia di una nuova sfida, ovvero sostituire Carlo Conti alla conduzione de "L'eredità", il segreto è uno. "Essere stato sempre me stesso, in tutti i programmi che ho fatto ho messo in gioco Fabrizio, cercando di crescere ogni giorno e di non forzarmi"