Roma, (askanews) - "Microchip" è uno dei tre brani contenuti nel nuovo album di Stefano Bollani "Arrivano gli alieni" (Decca Records), nel quale l'artista fiorentino è autore di testi, musiche, ma soprattutto canta. Una passione che lo accompagna da quando aveva 6 anni, cioè da quando ha iniziato a suonare il pianoforte: "Io voglio tuttora fare il cantante, suono il pianoforte come copertura e come metodo rampante per arrivare a fare il cantante - scherza Bollani, dicendo di non scherzare - lo dico lo stesso, tutti pensano che io scherzi".In "Arrivano gli alieni", title track e primo singolo estratto dall'omonimo album che il celebre pianista ha presentato alla Feltrinelli di Via Appia a Roma, Bollani immagina una nuova invasione di extra-terrestri: "Sbarcano non molto distante dal frantoio della Rina, decidi tu dove sia questo posto - rivela - Tendenzialmente direi che non sbarcano in una grande città, più che altro per fastidio o per ripicca perché in tutti i film gli alieni sbarcano a New York, al Vaticano, a Parigi oppure distruggono un monumento a Berlino. Invece se sbarcassero in provincia di Macerata secondo me sarebbero più credibili".Nel disco Bollani suona anche il Fender Rhodes, un particolare tipo di pianoforte elettrico, molto in voga negli Anni Settanta, con il quale esplora nuovi virtuosistici fraseggi: "Per questo uno cambia strumento, per svecchiare un po' le cose che fa. Ha un suono completamente diverso, ma la tecnica con cui si suona è la stessa. Quindi cosa puoi chiedere di più dalla vita?".E infine una grossa novità per gli amanti di "Sostieni Bollani", trasmissione condotta dall'istrionico pianista fino al 2013: "Dovrebbe tornare nel corso di questo anno scolastico, ne stiamo parlando con la Rai", annuncia..