Roma, (askanews) - A cinque anni il primo bozzetto su un foglio e nel 1927, all'età di 85 anni, l'ultimo ritratto a carboncino. Giovanni Boldini non ha mai smesso di disegnare nella sua vita e ha lasciato oltre tremila opere, tra caricature, schizzi, ritratti a olio e grandi pitture murali. Amato e discusso, il pittore ferrarese trasferito a Parigi ha interpretato più di tutti il significato della vita moderna. A Forlì, alla mostra Boldini - Lo spettacolo della modernità, promossa dalla Fondazione Cassa di risparmio di Forlì, in collaborazione con il museo San Domenico e il Comune di Forlì, sono state esposte 250 opere che ripercorrono l'intero tratto della sua storia figurativa. E per la prima volta si possono vedere anche due capolavori provenienti dal museo d'Orsay mai prestati in Italia così come i grandi capolavori di Filadelfia.Gianfranco Brunelli, direttore della mostra e coordinatore del comitato scientifico: "Questa mostra si caratterizza per un'indagine che va un po' fuori rispetto alle tradizionali indagini dedicate a Boldini. Boldini non è un pittore facile, di facili donne, ma è stato un innovatore nella storia della pittura, soprattutto nel secondo 800, e alla fine la riproposizione di un genere classico come quello del ritratto".La mostra ha tre elementi di novità sostanziali: la ricerca del Boldini disegnatore oltre che grande pittore; il rapporto con i Macchiaiaoli (per la prima volta vengono mostrate le grandi pitture murali, con scene di vita agreste, realizzate nella residenza della famiglia inglese Falconer a a Pistoia); la terza novità riguarda il rapporto con i classici olandesi e spagnoli del Seicento e del Settecento.