Roma (Askanews) - Claudio Bisio psicanalista in crisi salvato dai propri pazienti: succede nella commedia "Confusi e felici", diretta da Massimiliano Bruno, nei cinema dal 30 ottobre. Lo psicanalista Bisio cade in depressione e lascia il proprio lavoro, ma la sua segretaria Anna Foglietta e alcuni suoi pazienti, fra cui uno spacciatore con attacchi di panico interpretato da Marco Giallini, un mammone interpretati dallo stesso Bruno, la ninfomane Paola Minaccioni e la coppia in crisi formata da Pietro Sermonti e Caterina Guzzanti, cercheranno in ogni modo di ritiragli su il morale."L'idea era fare la commedia all'italiana, che è questo, è sicuramente grande divertimento, per il grande pubblico, a cui voglio bene, però c'è un approfondimento, dove si dice qualcosa di molto importante per il bene delle persone: c'è il punto di vista di chi ha scritto il film sulla vita, e che le difficoltà si possono affrontare, vincere, superare"."Ma ricordiamo che è un film comico" ha precistato Bisio. "E' un film comico, si ride, e a un certo punto Bisio fa pure una pernacchia" ha detto Bruno. E la Foglietta ha precisato: "Posso dire una cosa? Questo è un film bello, dove si ride e ci si emoziona anche tanto, quindi questo è il valore di questo film"... "E si vedono anche dei seni... ". ha sottolineato Bisio. "Dei seni proprio no, hai sbagliato proprio attrice" ha ironizzato Foglietta.La pellicola, tra film comico e commedia sentimentale, ha proiettato il milanese Bisio in un universo molto romano."Ho fatto un film anni fa che era 'Benvenuti al sud', questo potrebbe essere un 'Benvenuti al centro', perché veramente ci sono un paio di scene quando me fate magnà la gricia, la pajata, mi costringono, mentre io chiedo se c'è del glutine.. Sono improbabile già io, insomma. "Ma pensa, anche una ragazza così, che interpretava un personaggio così raffinato, una segretaria, romantica, devi vederla fuori dal set..".E se dal film emerge che la psicanalisi, in fondo, non è poi così utile, Giallini ha spiegato che lui ha capito chi era veramente non grazie al medico, ma grazie al lavoro di imbianchino."Quando mi alzavo alle 5 per andare a pitturare le pareti, e c'era mamma che mi diceva 'Marco c'è Bongo'..Non mi pareva vero, erano le 5, io andavo al letto alle 3 e mezza.Lì ho capito, mi sono detto: mi sa che devo fare cinema".