Rangun (askanews) - Schizzi a matita come simbolo di una libertà ritrovata. In Birmania, dopo la vittoria del partito di San Suu Kyi che ha stravinto le legislative dello scorso novembre, i disegnatori satirici sperano di avere la possibilità di esprimersi senza censure una volta che, tra febbraio e marzo, l'opposizione al regime militare avrà saldamente preso in mano la situazione.Nei decenni di dittatura, i vignettisti hanno cercato di aggirare i divieti ma Maung Maung Aung è stato costretto all'esilio. Oggi è tornato a casa e fa parte della frizzante scena satirica birmana, uscita timidamente ma inesorabilmente dalle catacombe al momento della campagna elettorale per le elezioni del novembre scorso."Le vignette hanno bisogno di libertà", sottolinea Maung. "Più c'è libertà e più una striscia riesce a parlare e a essere creativa, dimostrando tutto il suo senso".Dopo i lunghi anni di ferreo controllo militare i soggetti satirici non mancano. Ma, paradossalmente, è la vittoria di Suu Kyi che metterà alla prova la satira birmana. Sarà in grado di mettere alla berlina anche la Dama bianca di Rangun, icona internazionale di democrazia?Non sarà facile."Personalmente, non intendo insultarla con riferimenti pesanti" spiega con cautela Phoe Kyaw, protagonista del panorama satirico birmano. "Ma non esiterei a criticarla se il suo partito non si comportasse bene mentre afferma di lavorare per la gente".Dopo decenni di censura, il pubblico è avido di scoprire gli acri sapori di una satira corrosiva. Come testimonia l'affluenza nel corso di un festival nella capitale dedicato alle caricature. Ma, per il momento almeno, non tutto è uscito dal copyright del politicamente corretto. Prendersi gioco delle forze armate è ancora semplicemente inconcepibile.(Immagini Afp)