Venezia, (TMNews) - Una montagna di detriti che letteralmente deborda dagli spazi del padiglione spagnolo della 55esima Biennale d'arte di Venezia. E' una delle opere più forti e d'impatto della mostra ed è il frutto del lavoro di Lara Almarcegui, che ha voluto anche mandare un messaggio alla stessa città Lagunare. Il materiale con cui è fatta l'opera, infatti, proviene da Sacca di San Mattia, l'isola artificiale di Murano, dove vengono raccolti gli scarti della lavorazione del vetro, macerie da costruzione e materiale di drenaggio raccolto nella laguna. Una grande discarica abbandonata e priva di vegetazione che ritorna al pubblico della Biennale sotto forma di riflessione artistica sul destino dei terreni abbandonati, vero sfida per una città.Dal padiglione cileno arriva poi un altro messaggio diretto a Venezia, questa volta proprio rivolto al modello della Biennale. Alfredo Jaar, infatti, ha immaginato in una vasca, che potrebbe anche essere una laguna, la riemersione di alberi ed edifici e il messaggio, secondo l'artista, è che i padiglioni storici della mostra veneziana sono come sprofondati nell'universo fluido della cultura globale del presente. Ma scomparendo, i giardini si prendono la possibilità di rinascere, soprattutto alle nuove opportunità. E nell'acqua veneziana, dall'inconfondibile colore, la Biennale finisce per specchiarsi.