Venezia, (TMNews) - Le performance sono uno dei punti forti di una mostra come la Biennale d'arte di Venezia e nelle giornate inaugurali dell'edizione 2013 non ne sono mancate. Nella sezione "Vice Versa" del padiglione italiano all'Arsenale, un'attrice ha messo in scena "Ideologia e Natura" di Fabio Mauri del 1973. La giovane indossa la divisa fascista da Piccola Italiana e, lentamente, ma inesorabilmente, indumento dopo indumento, si spoglia, fino a mostrare una nudità reale e simbolica che, nella visione dell'artista scomparso nel 2006, rappresentava lo svelamento di ogni costume ideologico e di ogni riferimento alle circostanze culturali e storiche. Messaggio ulteriormente amplificato dal rivestirsi della performer, per poi, nuovamente e in una sostanziale perdita di senso, tornare a spogliarsi. In qualche modo per sempre.Nella sala attigua va invece in scena una potente performance collettiva, "La voglia matta" di Marcello Maloberti, artista classe 1966, che esplora lo scenario contemporaneo rielaborando e decontestualizzando esperienze condivise e memoria collettiva. E dunque ecco quattro performer issati su un monolite di marmo che creano una architettura fisica e mentale brandendo dei teli mare. Intorno a loro, in qualche modo legate a dei tavoli, una cinquantina di altre persone, la cui presenza serve a fare da catalizzatore per la struttura centrale. Un totem dunque, che ibrida la tradizione e la cultura con i simboli effimeri, o presunti tali, della vita quotidiana.