Venezia (askanews) - Vetrate sfondate e voci misteriose che avvolgono lo spettatore in una sorta di malìa che diventa il cuore di una esperienza artistica. Nel Padiglione Nordico alla 56esima Biennale d'arte di Venezia l'artista di origine americana ma trapiantata a Oslo Camille Norment ha realizzato una installazione decisamente affascinante, capace di superare sia i confini fisici e psicologici, sia le singole discipline artistiche. Rapture è un progetto site-specific, promosso dall'Office for Contemporary Art della Norvegia, per la prima volta nella storia della Biennale sola responsabile del padiglione.Partendo dal suono emesso da una armonica a bicchieri, strumento leggendario la cui musica si dice possa curare le persone, ma che in passato è stato anche messo al bando per le supposte capacità di indurre eccitazione sessuale nelle donne, Norment ha voluto esplorare le tensioni che anche oggi si generano tra la musica e lo spazio circostante, riflettendo, con la sua pratica artistica, sui concetti contemporanei di armonia e dissonanza. In tal modo la visita al Nordic Pavillion di questa Biennale diventa un percorso di indagine sul rapporto tra il corpo e la musica, corpo umano, ma anche corpo dello stesso padiglione che porta su di sé, vistosi e magnetici, i segni di un rapimento quasi mistico e di una rottura violenta, traduzione concreta di quella eterna lotta tra la bellezza e la distruzione.Se all'arte, in occasioni come la Biennale, si chiede di spingerci in luoghi diversi e di rimettere in discussione, almeno in parte, il già noto, attraverso una esperienza estetica nuova, si può dire che il lavoro di Camille Norment per il Nordic Pavillion sia riuscito in pieno in questo intento.