Venezia (askanews) - Eleganza e semplicità, rigore e incertezza, tecnologia e soluzioni di base. Il padiglione nazionale della Spagna alla 15esima Biennale di architettura di Venezia, è uno spazio di possibilità dove si incontrano tanto le rovine contemporanee dei progetti mai finiti quanto l'emozione dell'imperfetto e la sua ricchezza di possibili sviluppi futuri. Probabilmente anche per questo, per il suo essere una finestra sull'inaspettato, il progetto "Unfinished", curato da Inaqui Carnicero e Carlos Quintans ha vinto il Leone d'oro dell'edizione 2016. Un premio all'incertezza, verrebbe da dire, ma anche alla capacità di allestire uno spazio che, a sua volta, gioca con la non finitezza, con l'incompiuto per l'appunto, per creare uno specchio di significato che dimostra come anche a fronte di elementi disadorni o mancanti si possano creare strutture che grondano senso, tanto estetico quanto sostanziale.

Il tutto con la evidente consapevolezza, che per traslato arriva anche a riguardare l'architettura in sé, della necessaria transitorietà di questi interventi, in uno spazio che ogni anno vede mutare radicalmente i contenuti, mentre all'esterno resta come unica certezza la granitica struttura del padiglione posto proprio all'ingresso dei Giardini della Biennale.

Così, proseguendo sulla metafora, il paesaggio è oggi lo sfondo di una pratica architettonica che Carnicero e Quintans considerano inevitabilmente provvisoria, e che è chiamata a evolversi, adattarsi, insomma: a sapersi trasformare. "Unfinished" come incompiuto, naturalmente, ma anche come premessa per una possibilità di evoluzione, per rimettere in circolo, nel perfetto spirito delle Biennali presiedute da Paolo Baratta, quella desiderabilità che è il motore intorno al quale ruotano le idee e il loro costante aggiornamento ai contesti e alle realtà socioterritoriali sulle quali l'architetto è poi chiamato a intervenire.