Venezia (askanews) - Un luogo nel quale accadono cose. Alla Biennale d'arte del 2015 nel padiglione della Svizzera ci si poteva imbattere nel progetto "Our Product" di Pamela Rosenkranz: un luogo fatto di luci e odori che culminava in una indimenticabile piscina rossastra imbottita di psicofarmaci. Ora, per la Biennale di architettura di quest'anno, nello spazio elvetico a sorprendere è il lavoro dell'architetto e docente Christian Kerez che, insieme ai suoi studenti di Zurigo e alla curatrice Sandra Ohey, ha dato vita a un misterioso geode che sembra essere caduto sulla Terra da un mondo alieno, ma che, se si guarda da vicino, in realtà ha anche molto a che vedere con l'idea primitiva di progettazione e con lo stesso tema della 15esima Biennale, ossia le notizie dai confini del mondo e dell'architettura.

La struttura, sviluppata partendo da un modellino di zucchero e polvere, ha l'aspetto esteriore di una grande nuvola posatasi nel padiglione, e quindi, all'interno, di una caverna, nella quale i visitatori sono chiamati a entrare, per sperimentare da soli le possibilità - anche abitative e spaziali - di un luogo apparentemente inospitale. Realizzato in fibra di cemento, "Incidental Space" vuole, nelle parole di Kerez, dare forma "a un'apertura in termini di significato, non si tratta di uno spazio simbolico e neppure di uno spazio referenziale. Vorrebbe essere un modo per creare le condizioni per un puro e semplice incontro con l'architettura".

Nato dall'idea che le norme e i regolamenti abbiano frenato la creatività degli architetti, il progetto svizzero solleva domande e crea suggestioni, anche per la metodologia di lavoro che ha portato alla effettiva realizzazione della struttura: un misto di tecnologia avanzata e di realizzazione fisica di modelli. E l'effetto, entrando nella caverna ed abitandone le opportunità, è quello di un incontro con qualcosa che un tempo probabilmente conoscevamo, ma che poi abbiamo scordato. Con il conseguente disagio, ma anche una sensazione di presenza venata di consapevolezza. Un po' come accadeva davanti alla piscina della Rosenkranz.

(leonardo.merlini@askanews.it)