Venezia (askanews) - Il fronte è sicuramente caldo e la battaglia che si sta combattendo, tanto nelle nuove avanguardie dello sviluppo quanto nelle mature nazioni occidentali, è contraddistinta dalla rilevanza globale per le future generazioni (sempre che un futuro sia possibile averlo, dato lo stress a cui la biosfera è sottoposta). Per questo la 15esima Biennale di architettura assume una rilevanza diversa, oltre al fatto di protrarre quel movimento verso il mondo che già la Biennale d'Arte del 2015, diretta da Okwui Enwezor, aveva chiaramente tracciato.

Nella mostra Reporting from the Front, diretta da Alejandro Aravena con un occhio molto lucido, il senso della sfida si percepisce subito, fin dall'ingresso nella prima, imponente, sala all'Arsenale. Siamo lontani dal momento visionario della grande espansione dell'architettura da copertina glamour, ma, questa volta siamo realmente calati dentro un mondo che, come ha detto il presidente della Biennale Paolo Baratta, va in cerca di messaggi incoraggianti, pur non nascondendosi in alcun modo i problemi.

Ma dall'India o da Madeira, dal Cile alla Mongolia , e perfino nella opulenta Germania ci si imbatte in progetti che hanno il loro radicalismo nella fattibilità, nella loro pertinenza alla realtà - e qui l'elemento visionario rientra con forza - attraverso una serie di allestimenti che danno la cifra fisica e concreta di quanto oggi i territori dell'architettura e dell'arte contemporanea siano contigui e si autoalimentino. Nei progetti in mostra a Venezia si possono sentir risuonare, per esempio, le suggestioni della scultura di un Juan Munoz, ma anche le possibilità nuove di creare, per citare ancora Baratta, quel desiderio che è alla base di tutto il progetto delle ultime Biennali. Per questo uno dei momenti clou della mostra corrisponde alla sala 50 delle Corderie dell'Arsenale, dove Transsolar e Anja Thiefelder parlano di sostenibilità attraverso, anche, una indimenticabile scultura di luce concepita dell'Atelier Jean Nouvel per il Louvre di Abu Dhabi, dove la fitta sabbia permette di creare una "pioggia di luce".

Il report di Aravena mette sul tavolo una serie di problematiche: dalla sostenibilità al traffico, dal crimine allo smaltimento dei rifiuti, dall'inquinamento all'housing. Le soluzioni esistenti si associano alle proposte, la preoccupazione dialoga con le possibilità e l'architettura torna a essere una scienza sociale, calata in un paesaggio, globale e riconoscibile allo stesso tempo, nel quale esplodono i missili sulle città palestinesi, ma pure si affronta la globalizzazione sfruttando le possibilità della giungla vietnamita. Insomma, il fronte è sconfinato e la battaglia infuria, ma dalla 15esima Biennale di architettura arriva un messaggio di tenacia e possibile alternativa alla pura e semplice autodistruzione. Per ripartire dal presente.