Roma, (askanews) - Esce il 3 marzo, per la regia di Riccardo Rodolfi, "Urge", di e con Alessandro Bergonzoni, in sala distribuito da Exit Media. Tratto dall'omonimo successo teatrale, il film è la ripresa del monologo con cui l'attore-autore bolognese si scaglia, artisticamente e civilmente, contro le metastasi culturali della società di massa. Ma cosa aggiunge, rispetto all'opera teatrale, la pellicola? "Sicuramente il regista ha voluto non certo fare un film di Urge ma ha voluto portarlo al cinema, per noi è stata una scelta di luogo. Il non rendere televisiva una operazione teatrale è perché ancora andare al cinema è per stare insieme. Quello che può aggiungere è il buco delle inquadrature, guardare il corpo a corpo, che al teatro perdi e non hai. Non è una lente di gradimento ma di ingrandimento".Realizzato con cinque cineprese in alta definizione, che restituiscono punti di vista inediti, Bergonzoni spiega perchè ha sentito la necessità di questo film: "Ho avuto la necessità del grande schermo. Raccontando Urge al cinema spero di poter lavorare in una intimità abbastanza dilatata per poter vedere anche il grande schermo e vedere anche la gente al cinema che non applaude...".Cosa è cambiato, per Bergonzoni, da quando ha iniziato a portare in scena lo spettacolo?"E' cambiata la mancanza di vergogna, il modo di non chiedere ancora scusa, dovremmo cominciare a cambiare vibrazione, onde. Prima che un politico sia giusto e leale dovrebbe essere poetico e artistico, prima di decidere di fare un genocidio con il femmicidio, dovremmo pensare alla parte geniale che abbiamo in noi, il geniocidio".