Mantova (askanews) - Sette aristocratici francesi sull'orlo di un cambiamento epocale, che vissero con la consapevolezza della crisi, ma non per questo rinunciando a essere figure eccezionali. Di questo tratta il libro "Gli ultimi libertini" che Benedetta Craveri ha pubblicato con Adelphi e che ha presentato anche al Festivaletteratura di Mantova.

"Sono tutti figli dei Lumi - ci ha detto la professoressa presentando i suoi protagonisti - credono nell'uguaglianza, credono nella parità di diritti politici e poi si trovano di fronte a quello che nessuno poteva immaginare, che è la Rivoluzione Francese".

Un evento cosmico-storico che, con la sua forza magnifica e mostruosa, apparentemente spezzerà molti dei sogni di autodeterminazione del destino dei protagonisti del libro, ma che alla fine confermerà le conquiste di fondo per le quali questi uomini, che rimasero sempre dei soldati, avevano combattuto. E per Benedetta Craveri l'epoca intorno al 1789 ha più di un punto in comune con il nostro presente.

"Anche noi siamo arrivati al vertice di una grandissima civiltà, di una grandissima tradizione, che è quella europea, con i suoi valori, con le sue conquiste. E ci sentiamo terribilmente fragili, e ci domandiamo che cosa dobbiamo cambiare, ma soprattutto che cosa bisogna difendere e conservare".

Altro aspetto decisivo del libro è, ovviamente, la componente libertina, che si configura però anche in una vocazione che potremmo chiamare di umanesimo radicale.

"Sono maestri di un'arte della seduzione - ha concluso la scrittrice - che non è solo finalizzata alla conquista delle donne e ad accrescere la lista, ma risponde a un codice etico ed estetico, che è quello dell'Antico regime, per cui bisogna rendersi amabili in società".

Un codice che i Tempi hanno travolto, ma la cui lezione, a ben guardare, rimane viva e affascinante, come il racconto di Benedetta Craveri.