Milano (askanews) - Una delle possibili vocazioni dell'arte, nei secoli, è stata quella di riprodurre la vita. Il contemporaneo ha declinato in molti modi, talvolta complessi, talaltra banali, questa operazione.Nel caso dell'artista californiano trapiantato a New York Christian Marclay ci si è spinti anche a ricostruire la dimensione del tempo, con la memorabile opera video "The Clock", fatta con il montaggio di migliaia di frammenti di film che documentano lo scorrere di tutte le 24 ore, sempre allineate minuto per minuto con l'orario del luogo dove viene proiettata l'opera. Nel 2011 Marclay è stato premiato alla Biennale d'Arte di Venezia."Tutti ci preoccupiamo del tempo - ha detto in quell'occasione - perché non abbiamo mai tempo per fare tutto quello che vorremmo, soprattutto guardare l'arte. E specialmente qui a Venezia c'è così tanta arte da vedere e così poco tempo... È davvero una sfida".Sui divani della sala proiezione, lo spettatore vive un'esperienza difficilmente spiegabile, fatta di riconoscimento, confusione, stupore, e spesso la sensazione è quella di precipitare in un vortice, consueto e irriconoscibile al tempo stesso, che in fondo è solo l'irreversibile linea del tempo."Tu diventi parte dell'opera - ha aggiunto l'artista - con la tua vita, le tue storie, le tue emozioni".Aspettando la Biennale 2015, ricordare il lavoro di Marclay può essere un buon modo per tenere alte le aspettative sulla nuova grande kermesse veneziana.