Milano (askanews) - Un manifesto aperto per supportare, attraverso tecnologie open source, la riproducibilità dell'arte e la sua diffusione tra tutte le persone. Va in scena a Milano, presso la sede dell'Istituto Svizzero, una mostra, "Arte ri-programmata", che parte dagli storici lavori del Gruppo T e arriva alle rielaborazioni realizzate da artisti più giovani sfruttando hardware e software open source, con il successivo rilascio di documentazione in Creative Commons. Partendo dalla definizione del 1962 di Bruno Munari sull'Arte programmata, la mostra espone opere celebri come la "Superficie magnetica" di Davide Boriani, o lo "Schermo luminoso variabile" di Grazia Varisco o ancora uno "Spazio elastico" di Gianni Colombo. Lavori che dialogano, in modo spesso sorprendente, con i loro rispettivi contemporanei, come l'incredibile meccanismo "Between Time and Space" creato da Martin Froehlich, che sfrutta una struttura bidimensionale per generare l'immagine tridimensionale di un cubo, oppure il "Bit Shift Study" di Thibault Brevet, una sorta di modulo, teoricamente infinito, nel quale le variazioni termiche modificano il colore dalla superficie, molto tecnologica, dell'opera. Insomma, il manifesto è chiaro: diffondere la possibilità di fare arte, come era nello spirito del Gruppo T, e utilizzare le potenzialità tecnologiche libere per dare una nuova forma alla creatività. La mostra, coordinata da Serena Cangiano e Davide Fornari con Azalea Seratoni resterà aperta al pubblico nell'Isitituto Svizzero a Milano fino al 28 marzo. Tra tante proposte espositive molto strillate questa, solo apparentemente minore, brilla di particolare forza e interesse.