Milano (askanews) - C'era una volta una Milano d'avanguardia nel campo dell'arte e uno dei suoi simboli, a cavallo tra gli anni Cinquanta e Sessanta, è stato Piero Manzoni, l'artista che ha rinnovato la lezione di Duchamp e ha identificato tutta la realtà con la realtà estetica. La curatrice della Fondazione Manzoni, Rosalia Pasqualino di Marineo, sottolinea il legame tra l'opera di Piero e l'Expo che si va ad aprire a Milano. "Piero Manzoni - ci ha spiegato - è legato certamente a questa Expo, visto che alcune sue opere sono fortemente legate al cibo, all'alimentazione, anche al significato del cibo. Pensiamo agli Achrome fatti con i panini o questa performance che si chiamava Divorare l'arte nella quale Manzoni metteva le sue impronte digitali sulle uova e le distribuiva da mangiare al pubblico".Una performance leggendaria che, nei mesi scorsi, alcuni artisti contemporanei hanno rimesso in scena proprio all'Expo Gate, sottolineando, una volta di più, il concetto manzoniano dell'equivalenza tra l'artista e la sua azione. E per l'occasione esce anche un nuovo libro. "Per l'Expo - ha aggiunto Rosalia Pasqualino di Marineo, nipote dell'artista - faremo uscire il quarto libro della nostra collana di Quaderni, che si chiama Divorare l arte e che parla molto dell'uovo e della consumazione dell'arte".Una consumazione che, come si addice a un'opera concettuale, unisce tanto l 'dea della nutrizione, quanto l'allarme sull'eccessivo sfruttamento delle risorse naturali del Pianeta. Ossia esattamente i due temi chiave dell'Esposizione universale.