Milano (askanews) - Le aste di arte contemporanea nel 2015 hanno visto il grande ritorno di Jean-Michel Basquiat, il writer divenuto superstar e morto a 28 anni nel 1988. Secondo il rapporto Artprice è suo il record dell'anno, con vendite per oltre 125 milioni di dollari e un singolo pezzo a 33 milioni. Al secondo posto della classifica si piazza l'inconfondibile Christopher Wool, con 112 milioni di vendite complessive e un'opera battuta a 26,5 milioni. Terzo gradino del podio annuale per l'eterno Jeff Koons, arrivato a 81 milioni, con quotazione top annuale da 23 milioni di dollari.A colpire però è, se così si può dire, il declino di Damien Hirst, che pur attestandosi a un più che dignitoso decimo posto della classifica Artpice 2015, ha visto, rispetto al suo anno record del 2007 ridursi le vendite all'asta dei propri lavori in modo significativo: da oltre 250 milioni prima del crac di Lehman Brothers ai 22 milioni dell'anno appena concluso.Un'immagine che mette in luce l'elemento speculativo intorno al lavoro di Hirst, che però, a livello culturale, continua a mantenere la propria grande rilevanza, come certificato dalla retrospettiva alla Tate Modern del 2012. Insomma, mercato e storicizzazione di un artista non sempre procedono di pari passo e sulla scena del contemporaneo le logiche prettamente economiche giocano un ruolo talvolta di assoluta preminenza. Ma, per fortuna, non ci sono solo queste. E lo squalo di Hirst, pur con tutti i suoi problemi, continua ad affascinarci.