Roma, 18 nov. (askanews) - Alle origini dello stile italiano e del Made in Italy. E' la mostra "Dolce Vita? Dal Liberty al design italiano (1900-1940) che, al Palaexpo di Roma, propone la raccolta di opere e oggetti del design italiano dei primi del '900 e con la quale il Museo d'Orsay di Parigi ha voluto dare esplicito riconoscimento all'eccellenza di quella genia di artigiani e artisti italiani che hanno posto le fondamenta del Made in Italy."Il fatto che nel titolo della mostra ci sia un punto interrogativo non è casuale - ha spiegato Matteo Lafranconi, curatore scientifico del Palaexpo - serve a chiarire che la dolce vita di cui si parla non ha nulla a che vedere con quella narrata dal cinema nel dopoguerra, perchè la mostra si concentra in realtà sulla prima metà del secolo fermandosi proprio allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale. E' stato in quel periodo che la passione, l'ossessione del popolo italiano di vivere accanto alla bellezza, di abbellire le proprie case, le proprie piazze o chiese, ha convissuto con un periodo molto drammatico e controverso della vita civile. Non era un periodo molto spensierato eppure si cercava ossessivamente il bello. Ecco il perchè del punto interrogativo: fu veramente dolce vita?".Il momento creativo fu comunque molto intenso, al punto da attirare l'attenzione dei francesi da sempre convinti di avere l'esclusiva nella creatività. "Il Museo d'Orsay, tempio dell'arte impostato sulla centralità di Parigi e della Francia nella storia dell'arte, ha invece colto l'importanza del nascente stile italiano, ha riconosciuto all'Italia questo ruolo di creatività nelle arti decorative di uso quotidiano. Abbiamo portato a Roma questa mostra, pur pensata e realizzata dal direttore e dal presidente del Museo d'Orsay per dare importanza a questo riconoscimento".Al Palaexpo si apprezza una estesa raccolta di opere figurative e oggetti d'arredo che si snoda dai primi del '900 a tutto il periodo fascista, raccordando l'art noveau - in Italia lo stile floreale d'inizio secolo - alla reazione antipassatista del futurismo di Marinetti, al secondo futurismo di Balla e Depero, fino al ripiegamento sul classicismo di De Chirico, per esondare poi oltre i confini delle arti figurative andando ad esprimersi nella produzione di oggetti d'uso quotidiano, lampade, ceramiche, poltrone, tavoli, speccchi e quanto poteva arredare una casa che fosse sintonizzato con le più recenti tendenze dello styling moderno."Sono gli oggetti quotidiani esposti nelle case del ceto borghese - ha spiegato Lafranconi - che ha capito che la propria ascesa nella gerarchia sociale passava attraverso la conquista di alcune bellezze ambientali, dai salotti alle ceramiche, dai vasi di vetro alle lampade agli arazzi. Una capacità manifatturiera ed artigianale che non va disconnessa dall'arte con la A maiuscola nelle arti figurative, pittura e scultura, dove l'opera di maestri come Balla o Boccioni, De Chirico o Depero hanno fatto da fondale a questa ricerca estetica nel quotidiano".