Roma, (TMNews) - Il quinto incisivo di Michelangelo: ovvero il dentaccio del diavolo, quello con il quale il maestro Buonarroti ha marcato nelle sue opere tutti i peccatori in piena sintonia con la teologia ortodossa della Chiesa di Roma. Non si tratta di una curiosità astrusa, tanto per dire qualche cosa di nuovo su un artista del quale tutti ormai sanno tutto, o quasi. Il libro "I denti di Michelangelo" propone una documentata ricerca di storia dell'arte condotta da Marco Bussagli, Accademico delle Belle Arti a Roma, che ha raccolto i suoi studi in una pubblicazione di recentissima uscita per i tipi di "Medusa"."Ho iniziato le mie ricerche nel 1996 dopo essere stato sulle impalcature del restauro della Cappella Sistina - ha detto Bussagli - Le mie osservazioni si basano su materiale oggettivo a disposizione di tutti. Esistono numerose figure realizzate da Michelangelo che hanno cinque incisivi invece dei quattro che abbiamo tutti noi. Il libro spiega i motivi teologici e scientifici di questa scelta del grande artista"."Non ci sono stati altri studi su questo particolare. Questo dente sovrannumerario compare nella Sibilla Delfica, nel Giona, o nei personaggi ritratti nel pennacchio della volta della Cappella Sistina che rappresenta l'episodio del serpente di bronzo. Tutte opere - ha sottolineato lo storico dell'arte - appena restaurate e quindi viste da vicino da molti studiosi ma nessuno ha mai pubblicato nulla a riguardo".Cosa voleva dirci Michelangelo con questa storia degli incisivi? "L'incisivo sovrannumerario è una vera patologia. La conoscevano anche ai tempi del maestro e ne parlava anche il suo medico curante. Michelangelo, come tutta le cultura della sua epoca, attribuiva un valore negativo a questa patologia poiché alterava l'armonia del corpo umano. Ecco quindi che l'artista la utilizza per marcare i demoni, i peccatori ma anche, come nel caso della Sibilla, per segnalare gli uomini nati prima della rivelazione di Cristo".