Roma, (TMNews) - E' scritto anche nelle ossa della Roma d'Augusto come il femminicidio sia un dramma antico di 2000 anni. Lo raccontano i reperti ossei, crani femori e scheletri, di individui dell'epoca imperiale che la Soprintendenza speciale per i beni archeologici di Roma ha trovato, raccolto ed esposto in una singolare mostra dal titolo, appunto, "Scritto nelle Ossa".E le ossa confermano che la violenza sulle donne non è solo roba di questi anni. "Ad esempio - ha spiegato Paola Catalano, antropologa della Soprintendenza Speciale per i beni Archeologici di Roma - abbiamo trovato ed esposto lo scheletro di un individuo di sesso femminile che nel corso della sua vita ha subito ripetuti episodi di violenza. Abbiamo identificato sul cranio di questa donna morta non giovanissima dei notevoli affossamenti sulla calotta cranica, sei colpi molto pesanti ricevuti. Anche la sua mandibola e il suo avambraccio destro presentano fratture segno della sua volontà di difendersi dall'aggressione".Il lavoro di ricerca antropologico nelle necropoli romane è stato molto ampio. "Nella mostra - ha aggiunto Catalano - abbiamo ricostruito il sesso, l'età alla morte di 4mila individui scavati, di questi 1.500 li abbiamo studiati in laboratorio. Un dato rilevante è stata la brevità della vita: l'aspettativa di vita media raramente, infatti, superava i 30 anni. Gli uomini e le donne dell'epoca risentivano di condizioni di vita molto pesanti, soprattutto per le classi più povere"."Scritto nelle ossa" è un evento singolare anche perché rappresenta un modello di parteneriato tra le competenze dell'operatore pubblico, la Soprintendenza, ed il finanziamento di privati, che ha consentito di realizzare con investimenti minimi, 5.500 euro in tutto, un prodotto culturale d'eccellenza, valutando il patrimonio archeologico italiano. "Scritto nelle ossa" è visitabile gratuitamente al museo di Via Ostiense di Porta San Paolo fino al 30 aprile del 2014 dalle nove alle 14 tutti i giorni tranne il lunedi.