Roma, (askanews) - I bassi fondi nella vita di Roma barocca a Villa Medici a Roma. E' una proposta controcorrente nonché inedita quella che offre l'Académie de France a Roma con la mostra "I bassi fondi del Barocco. La Roma del vizio e della miseria". Le opere esposte - scelte con la cura di Francesca Cappelletti, docente di storia dell'arte a Ferrara, e Annick Lemoine, responsabile del dipartimento di Storia dell'Arte dell'Académie de France a Roma - raccontano di una Roma inimmaginabile nel '600 dei papi, quando sembrava ci fosse spazio solo per i Grandi del Barocco, purchè casti e morali."Quando si parla dell'arte del '600 a Roma si pensa subito a Poussins o a Bernini - ha detto Lemoine - Noi abbiamo invece voluto raccontare di come artisti venuti da tutto il mondo, da Caravaggio a Velasquez, abbiano voluto dar risalto nella loro opera ai bassi fondi della vita quotidiana della città. Come essi abbiano illustrato le derive della vita quotidiana fino alla trasgressione diventando persino avanguardia pittorica. Non raccontano della Roma del trionfo della chiesa Cattolica, della compostezza e del fasto papale, ma quella densa della trasgressione, non quella del bello ideale ma la città naturale".Due quadri tra gli altri,secondo Lemoine, rappresentano con vividezza l'atmosfera dei bassi fondi romani nel '600: "Il primo attribuito a Simon Voue ritrae un primo piano di un popolano che rivolge all'osservante il gesto della 'fica', un gesto molto insultante e grave in quell'epoca. L'altro quadro, più inatteso è di Claude Lorrain che illustra una bella veduta di Villa Medici al tramonto. Ma in primo piano, sebbene in ombra, è ritratta in tutta la sua crudezza una scena di prostituzione molto eloquente".La mostra rimarrà a Villa Medici fino al 18 gennaio, dopodichè, ha detto Lemoine, volerà a Parigi. "Il 24 febbraio la mostra, con qualche quadro in meno ed alcuni in più, riaprirà al Petit Palais. Vi rimarrà per tre mesi e, attraverso un nuovo allestimento curato da Pierluigi Pizzi, racconterà ai parigini sia la Roma trionfante che quella, appunto, del vizio e della trasgressione".