Roma (TMNews) - La morte e l'amore nella vita degli etruschi di Cerveteri in mostra a Roma. E' la narrazione della vita quotidiana dell'antica popolazione italica quella che il Palazzo delle Esposizioni offre con 400 reperti, grafiche e supporti multimediali high-tech."Abbiamo voluto raccontare la vita di una comunità, in particolare quella di Cerveteri (cittadina 50 km a nord di Roma Ndr.) in tutto il suo arco storico presentando i problemi di tutti i giorni di questa popolazione", ha detto Vincenzo Bellelli, ricercatore del Cnr ed uno dei curatori della mostra "Gli etruschi ed il Mediterraneo, la città di Cerveteri".Uno degli aspetti della vita quotidiana che, paradossalmente, emerge con forza è il rapporto con la morte. "Gli etruschi erano ossessionati dall'idea di morire - ha aggiunto Bellelli - avevano elaborato un sistema di credenze molto articolato che prevedeva un periodo di sopravvivenza biologica dopo la morte. Le tombe sono come le case: il morto veniva accompagnato da tutti i suoi oggetti, quelli che lo avevano accompagnato nell'uso quotidiano, per continuare a servirsene anche nell'aldilà".Tuttavia, la società etrusca riusciva a sublimare la paura della morte celebrando la vita nella sua quotidianità con lusso e godimento. Almeno così potevano gli aristocratici, la classe agiata, perché è solo di questa che i reperti archeologici testimoniano stile, abitudini e consumi. Che la vita degli individui meno agiati fosse necessariamente austera lo si può immaginare e dedurre, ma quella dei ricchi era certamente intrisa di amore e godimento della vita."La sessualità è presente in modo naturale nella loro vita ed è molto rimarcata nei testi classici greci e latini che quando parlano di questi aristocratici etruschi ne mettono in risalto la depravazione - ha spiegato Bellelli - ma erano della caricature. Gli etruschi avevano un raporto molto naturale con quello che è il benessere materiale e spirituale. La loro vita quotidana si concentrava sulla cosiddetta commedia sociale: si incontravano tra pari, consumavo bevande e cibi, ed i loro costumi non erano certi immorali come potremmo giudicare noi oggi secondo i nostri canoni di moralità sociale".La mostra è allestita al Palazzo delle Esposizioni a Roma e, salvo proroghe, sarà visitabile fino al 20 luglio.