Shanghai (TMNews) - L'arte contemporanea piace alla Cina e la Cina, come mercato ancora ampiamente vergine, piace molto all'arte contemporanea. Così non c'è stupore per l'apertura a Shanghai di una mostra dedicata ad Andy Warhol, artista simbolo del rapporto tra arte e commercio. Quello che colpisce, però, è l'assenza dei grandi, e celeberrimi, ritratti del presidente Mao, probabilmente ancora troppo scottanti per il pubblico cinese. Ma il direttore dell'Andy Warhol Museum di Pittsburgh, Eric Shiner, usa parole molto più delicate. "Non parlerei di auto-censura - spiega - la chiamerei collaborazione con chi ci ospita, viste le possibilità che ci si aprono e la grande sensibilità culturale dimostrata".Quale che sia il punto di vista che si ritiene più appropriato, resta il fatto che in Cina negli Anni Sessanta intorno a Mao si era sviluppato un vero e proprio culto, e le opere di Warhol andavano, chiaramente, in una direzione interpretativa diversa. E oggi, senza scomodare gli orrori della Rivoluzione culturale o del Grande balzo in avanti, fare arte in Cina resta molto difficile, come dimostra la vicenda di Ai WeiWei e di altri artisti, come Liu Yi, invitato a smettere di ritrarre i tibetani che si sono dati fuoco contro il regime cinese. "Credo - ha detto il pittore - che vogliano impedirmi di dipingere. Ma fino a quando non mi chiuderanno in prigione i continuerò a farlo".Anche questa, insieme alla mostra di Warhol, è la faccia, controversa e contraddittoria, della Cina di oggi.