Roma, (askanews) - Il regista spagnolo premio Oscar Alejandro Amenàbar torna alle origini con il nuovo film "Regression", dal 3 dicembre al cinema, riportandoci alle atmosfere ansiogene, piene di mistero e suspance dei suoi primi film come "Apri gli occhi" o del successivo e acclamato "The Others". E' venuto a Roma per presentarlo, lo ha anche scritto e prodotto, ma a differenza della maggior parte dei suoi altri film non ha scritto le musiche. Un thriller psicologico ma che per molti aspetti ha molto dell'horror. Come lo definirebbe? "Io l'ho immaginato direi come un horror che poi vira verso il thriller psicologico, c'è un detective che deve risolvere un caso, ma c'è anche il satanismo, è un film molto psicologico" dice Amenabàr.Ethan Hawke è un detective che indaga sul caso di Emma Watson, una ragazza che accusa il padre di aver abusato di lei e averla coinvolta in terribili riti satanici. Lui non ricorda nulla, ma ammette le sue colpe anche con l'aiuto di uno psicologo che lo sottopone a ipnosi regressiva per far riaffiorare i ricordi nella sua mente. Emergerà una realtà atroce, una setta in cui sono coinvolti anche altri membri della famiglia. Ma niente sarà come sembra. Il film ricorda molto gli horror del passato. "Hitchcock è da sempre un'ispirazione per me, già da quando ero uno studente di cinema. Sono cresciuto analizzando e guardandone i film, la sua suspense, in molti c'è la psicanalisi, l'idea dell'ipnosi, sicuramente ho tratto molto da lui", spiega Amenabàr.Il film è ispirato a fatti di cronaca realmente accaduti in una cittadina del Nord America negli anni 80'. Casi archiviati come "Satanic Ritual Abuse": "La cosa più scioccante per me è che ci fu un caso enorme in America, tante indagini, gente che finì in carcere, ma nessuno ne sa molto oggi, e non ci sono film che ne parlano, quindi quando ne sono venuto a conoscenza ho deciso di scrivere il film".