Roma (TMNews) - Un affresco di tanti modi diversi di vivere l'omosessualità, costruito attraverso le interviste a venti anziani omosessuali, e contemporaneamente la ricostruzione, attraverso materiali d'archivio, di come questo tema sia stato visto e raccontato nella società italiana, dal fascismo ad oggi. E' quanto fa Gianni Amelio nel documentario "Felice chi è diverso", in uscita nei cinema."C'è chiaramente una differenza che salta agli occhi tra la violenza della stampa, dei cinegiornali, qualche volta involontaria di certi film o trasmissioni televisive, e la pulizia, l'onestà, la sincerità con cui i singoli vivevano le loro storie".Per Amelio la guerra all'omofobia in Italia è ancora lunga."E' forse necessaria, come dice sempre uno dei miei testimoni, è forse necessaria una guerra di culture che dovrebbe ancora essere combattuta".Per il regista questo cambiamento culturale dovrebbe coinvolgere tutti."Il cambiamento dovrebbe partire da ciascuno di noi: il fatto che noi spesso deleghiamo alle istituzioni cose che non vogliamo fare, e quindi diciamo: dovrebbe farlo la scuola, o la famiglia o lo stato. No, dobbiamo farlo noi".E Papa Francesco, in questo senso, ha dato un grande contributo, affermando: "Chi sono io per poter giudicare un omosessuale?"."Ha già fatto dei passi che fanno sperare molto e se da quel pulpito altissimo venisse qualche altra parola sarebbe una grande vittoria credo".