Venezia (askanews) - Un cielo rosso e una visione venuta dal futuro: i padiglioni di Giappone e Corea alla 56esima Biennale d'arte di Venezia sono due esperienze immersive, lontane ma egualmente emozionanti. Nella mostra "The Key in the Hand" la giapponese Chiharu Shiota conferma la propria vocazione per le grandi installazioni e per la ricerca di bellezza che le contraddistingue. È infatti forte l'impatto per chi entra nella grande sala e scopre queste due barche sovrastate da una sorta di pioggia di fili rossi, nei quali sono inserite migliaia di chiavi. Una grande nuvola che scende fino a terra, per custodire quelle chiavi che, con l'uso quotidiano e il calore delle mani che le stringono, si caricano della forza, e del peso soprattutto in un Paese come il Giappone, del ricordo e della memoria. Memorie che appartengono anche alla bambina che, nel piano più basso del padiglione, mostra di stringere alcune chiavi in una grande fotografia. E dalla tempesta di fili rossi le due barche prenderanno il largo nel grande mare della memoria.A pochi passi dal padiglione Giapponese lo spazio della Corea ospita un altro ragionamento sul tempi, ma venato questa volta di fantascienza. "The Ways of Folding Space & Flying" è una installazione cinematografica multicanale del duo Moon-Jeon, che parte dal futuro, per muoversi a ritroso con una sorta di pratica archeologica e cercare di ridurre il solco creato dal tempo. Di fronte ai grandi schermi si resta ipnotizzati, sia dalle suggestioni da era spaziale, sia dai continui richiami che l'installazione suscita rispetto ai temi universali della vita umana, per come la conosce ognuno di noi. Accorciando il tempo, Moon e Jeon sognano di volare. La destinazione è incerta, anzi plurima, ma come accadeva all'astronauta di 2001 Odissea nello Spazio, l'obiettivo era il viaggio stesso, non la sua meta.